Ripensando al viaggio

Racconti e pensieri dei volontari al ritorno dal viaggio a Gulu


Spiegare in poche parole a mia esperienza a Gulu è impossibile; dico solo che l’Africa mi ha cambiato. Se non si vede con i propri occhi la povertà, il nulla che hanno (NON CAPISCI) nemmeno l’acqua che non manca, ma se non si fanno i pozzi...
La mia prima esperienza al Negri College dove abbiamo finito le due aule di chimica, umanamente è stata una esperienza fantastica, mi sono trovato benissimo con i manovali locali, (una ventina di ragazzi semplici, allegri che amavano la vita, malgrado dalla vita non abbiano avuto niente) perché sono partito con lo spirito di servizio per dei fratelli che avevano bisogno di aiuto materiale e morale. Dopo pochi giorni ero uno di loro.
I due anni alla Santa Monica sono stati molto piacevoli per la presenza delle Suore che ci viziavano con attenzioni esagerate, e che ti facevano sentire utile per loro. Per i ragazzi che il CMM assume perché si è subito instaurato tra noi e loro un rapporto di amicizia e stima reciproca; ragazzi con tante difficoltà senza futuro, ma con una dignità e allegria contagiosa che ti fanno fare tante domande (notti insonni). Se fossi io al loro posto?
Col CMM ho avuto fin da subito un impatto positivo anche per l’entusiasmo che trasmetteva il nostro caro Gianni e Tarcisio che mi ha sopportato per due mesi.

 

Rubi - Kampala, gennaio 2004


Alla mia cara amica Lilli sognando l’Italia
Lilli aveva un sogno, Lilli sognava l’Italia. Lilli era alta, esile, bella come la sua terra d’Africa. Lilli lavorava, sognava una vita migliore. Lilli rideva poco, come poteva?
Di Lilli ricordo il suo volo triste, la sua mitezza che però ogni tanto sfociava in un bel sorriso. Lilli aveva, come la maggior parte degli Africani sofferto, lo si vedeva dal suo sguardo triste che la rendeva una persona a cui si doveva voler bene. Lilli purtroppo il sogno se l’è portato con sé.

Penso che Lilli per il suo sogno non avverato non abbia perso niente, ma è l’Italia che ha perso un pò d’amore, di colore, di dignità.
Lilli è morta a 20 anni sognando l’Italia.


Bubi - Kampala, gennaio 2004


È impossibile dimenticare...
...
il viso di Elvira duramente scavato dall’AIDS. Nonostante la consapevolezza che presto avrebbe lasciato soli i suoi tre bambini, ci ha saputo regalare uno splendido sorriso e una foto per ricordarla.

... la notte nella capanna: la fioca luce della lanterna lasciava intravedere a stento i contorni di una porta e di una finestra inesistenti, ed i termitai lungo le pareti avevano la parvenza di enormi stalattiti. Sdraiati su una coperta, gli occhi volti ora alla porta ora alla finestra a contemplare la luna e le stelle, ascoltavano il canto notturno degli uccelli e le voci affascinanti della cascata. Tutto in quella notte, fuori dal tempo e dallo spazio sapeva di magico.
... la tenerezza della mamma ippopotamo che insegnava al piccolo appena nato, incapace ancora di reggersi sulle zampe, ad immergersi nelle acque del Nilo.
... gli sguardi tristi degli orfani di Bernadette al nostro improvviso arrivo nelle loro capanne e le risate fragorose quando, una volta tanto, siamo stati noi a cantare per loro.
... la sensazione tremenda che si prova a vivere in una situazione di paura, mutilazione e morte, subite dalla popolazione, avendo la consapevolezza che attualmente nessuno è in grado di porre fine a questo acuirsi della violenza.
... il grazie anche se non detto esplicitamente, dei missionari che ci ha reso consapevoli che in questo difficile momento la nostra presenza è stata importante non solo per la costruzione della scuola, ma anche per una sorta di condivisione della loro situazione.
... la pesca sul lago Vittoria: in piedi sulla barca, Tarcisio lottava con il pesce attaccato al suo amo, attorno a lui stavano Piero, fotoreporter, pronto ad immortalare la scienza, fratel Elio Croce con l’arpione, Giovanni e Peppino che aspettavano impazienti; nella barca vicina voci femminili incitavano il pescatore “all’ombra dell’ultimo sole”. Ed ecco il volto di Tarci illuminarsi, la bocca aprirsi in una esclamazione di gioia, gli occhi spalancarsi e.. .dall’acqua affiorare. . . il figlio di Moby Dick, uno scatto felino e il pesce arpionato è sul fondo della barca (50 kg il pesce, non la barca)
... l’invito ufficiale ricevuto da Padre Peter, parroco di Lacor, a partecipare all’ordinazione di un nuovo prete. Vicino al Vescovo e al clero, alle autorità e ai missionari, ai familiari ed alla folla intervenuta non eravamo estranei, ma parte di un’unica comunità.
... come in quasi due mesi operai, bidelli, sindacalisti, artigiani, pensionati. . .persone così diverse tra loro, abbiano portato a termine la costruzione dell’aula magna. Così come questo gruppo, altri gruppi che si sono succeduti nell’arco di dieci anni hanno realizzato un “miracolo”: la scuola di taglio e cucito St. Monica.


Le donne del mese di agosto 1991

 
“Rendere possibile l’impossibile”
Questa frase di Papa Giovanni Paolo Il si adatta in modo perfetto a quanto hanno fatto i volontari del CMM in questi 25 anni a Gulu.
Sono partita nel gennaio 2004 con un gruppo di persone simpatiche e molto laboriose, che non si sono risparmiate in alcun modo per rendere più agevole la permanenza alle ragazze della Santa Monica.
La mia esperienza è stata molto positiva, la gente è dolce, ti saluta; i bambini ti rincorrono e nonostante la guerriglia e le privazioni sono felici e sorridono sempre.
L’Africa rimane nel cuore anche dopo I tuo ritorno. La sera ti sembra di toccare le stelle con le mani perché sono luminose e più vicine che da noi.
Spero il prossimo anno di ritornare per poter dare il mio piccolo contributo a “rendere possibile l’impossibile.”

 

Carmen Montanari Germano Robbio (Pavia)

 

Aspettando la partenza
Senza che quasi non ce ne accorgiamo, si avvicina sempre di più il giorno nel quale partiremo per la nostra tanto adorata Gulu. Le giornate che si allungano, il caldo improvvisamente scoppiato, ci introducono nell’estate, in quel periodo nel quale ognuno tende a sentirsi più aperto e più libero. L’estate ci invoglia ad uscire, ad aprirci alla gente, a pensare alle vacanze, anche a quella particolare “vacanza” che noi prossimi partenti per Gulu ci apprestiamo a fare. Per la maggior parte l’idea di queste ferie alternative è nata nell’appena trascorso inverno, però vedevamo la cosa come un episodio lontano, al quale volevamo pensarci senza entrare troppo nei dettagli. Perlomeno e ci tengo a precisarlo, ciò che scrivo vale per me, ma sono convinto che verrà condiviso da molti di voi. Del resto è umano che in ogni periodo ciascuno si concentri su quelli che sono i pensieri e le preoccupazioni del tempo che sta vivendo.
Ma ecco farsi sempre più prossima la partenza, ecco che i pensieri sempre più si concentrano su quel giorno pieno di attese, anche per chi come me non è la prima volta che fa l’esperienza. Quest’anno partiranno due gruppi nel periodo estivo, uno a Luglio ed uno ad Agosto, considerando che alcuni staranno giù per tutto il periodo dei due mesi.
Le premesse mi sembrano molto buone, numerosi giovani, specialmente nel gruppo di Agosto. Ed ecco che sempre di più ci si carica di attese, anche dì quelle tipiche di una normale vacanza. Ritengo infatti che i! ruolo fondamentale della vacanza sia quello di far rilassare la nostra mente staccandola da tutto ciò che ci stressa e ritengo che questo ruolo o compia a pieno titolo l’esperienza africana. Quando saremo là fra i nostri amici ugandesi ci lasceremo invadere da quella carica e da quella voglia di vivere che loro possiedono in maniera decisamente più intensa di noi, ci lasceremo invadere da quella pace che la natura africana ancora possiede, ci lasceremo invadere da quel distacco dai nostri problemi odierni che ce li farà vedere in dimensioni notevolmente ridotte. Scopriremo quanto sarà bello essere amati per ciò che siamo, per l’amore che riusciremo dare, scopriremo quanto sarà bello non essere giudicati per ciò che gli altri vogliono che noi siamo, per ciò che vogliamo sembrare, per ciò che possediamo, per ciò che facciamo e per quanto ne facciamo. Purtroppo questo difficilmente avviene in una società “evoluta” come la nostra, pertanto sarà infinitamente bello riscoprirlo dai nostri cari amici africani. Non mi resta, a questo punto, che augurare a tutti buone vacanze ed estendere l’augurio a tutti gli ugandesi ai quali la nostra vacanza darà loro conforto, amore, vicinanza ed aiuto materiale.

 

Daniele Miriani - giugno 2001

 

La mia esperienza in Africa
Sono partita per l’Uganda lo scorso 23 Luglio. Desideravo moltissimo vivere un’esperienza del genere e ho avuto la possibilità di conoscere, anche se per poco tempo, la realtà di Gulu.
Personalmente sono contenta della mia esperienza, perché ho potuto dare una mano e mi sono sentita utile. Sul posto di lavoro (presso la scuola cattolica St. Monica di taglio e cucito) le mansioni sono state assegnate in base alle capacità e propensioni di ognuno. Gli uomini erano occupati in attività di manutenzione, noi ragazze invece abbiamo tinteggiato le pareti della scuola e le inferriate. La vita di cantiere è trascorsa serena e ci sono stati anche dei momenti divertenti, anzi, “esilaranti”, episodi che difficilmente dimenticherò, che per fortuna si sono verificati così da movimentare ulteriormente le giornate. Anche le suore, che da anni conoscono il Centro Missionario Magentino e ne hanno una grande stima, hanno manifestato la loro gratitudine e l’apprezzamento per il lavoro svolto attraverso piccoli grandi gesti di affetto, come ad esempio gli inviti a pranzo.
Non sono mancate le occasioni di svago con le visite al parco, alle cascate e la gita sul Nilo. La visita all’orfanotrofio è stato il momento più doloroso, perché lì non si può che provare un senso di tristezza e sconforto alla vista di tutti quei bimbi soli, alcuni malati, bisognosi di affetto e cure; a sopperire in parte tali necessità intervengono i medici, i missionari e le adozioni a distanza. Vicino alla Magenta House sorge una splendida cattedrale e ho notato la devozione con la quale la popolazione locale si accosta alla Messa, che è caratterizzata dai canti coinvolgenti e da una grande partecipazione. Da quanto ho capito, per la gente del posto il Sacerdote oltre ad essere una guida spirituale è anche una figura di riferimento nella vita pratica. Per quanto riguarda la vita quotidiana, tutto si è rivelato molto diverso da come me l’aspettavo e in senso nettamente positivo. Prima di partire avevo sentito molte cose riguardo all’Africa, avevo sentito parlare di “zona endemica”, di “aree povere”, di “zone di guerriglia” “ad alto rischio”. Ero stanca di questo afro-pessimismo. Mi sono accorta, invece, che lì esiste una realtà ben diversa da come viene descritta dai resoconti e dalle notizie dei media. È vero che in quella zona, da molto tempo, è in atto una guerra civile e che le scarse opportunità di lavoro costituiscono un problema. Ma nonostante tutto la gente vive, si dà da fare, va a scuola, fa piccoli lavoretti e fa di tutto per affermare la propria dignità. Per concludere, l’esperienza in Uganda è davvero notevole, riserva tante soddisfazioni, e merita di essere vissuta, con la consapevolezza che si tratta di un impegno che richiede serietà e spirito di collaborazione. Ringrazio il capocantiere, il gruppo dei “distinti gentiluomini”, Franca, Alessandro, che mi hanno aiutato e accompagnato in questo “viaggio”.

 

Debora Tenca - ottobre 2003