Mons. Cipriano Khianghire decise di in vestire sull’educazione de/la donna, per affermarla nella società ugandese e al CMM toccò di creare il luogo nel quale questa educazione sarebbe stata impartita, Fare la scuola, mattone su mattone per costruire un muro che non separi ma de/imiti il luogo ne/quale i ragazzi e le ragazze diventeranno uomini e donne studiando, imparando una professione, amando lo studio che, in alcuni casi li porterà alla Makerere University di Kampala. Leggo, nel primo desiderio espresso da Mons. Cipriano e confermato dagli altri Vescovi di Gulu a )ui succeduti, nostri principali riferimenti, una grossa attenzione al valore della persona e alla volontà di renderla capace di vedere, giudicare e agire per contribuire a costruire il proprio domani nel Nord Uganda.
Così la storia del Centro Missionario Magentino a Gulu inizia con la Santa Monica Tailoring School e prosegue con l’Angelo Negri College. Due Secondary Schools, una femminile e una maschile, per circa 200 studenti ciascuna. Una briciola in un distretto che conta più o meno 468.407 persone, in una nazione che ne conta circa 25.000.000.
Mi piace tantissimo l’idea di questa amicizia tra Gulu e Magenta sul bisogno educativo, che dall’81 ad oggi da parte magentina sente di avere un cantiere aperto a Gulu, e da parte ugandese prepara le squadre di muratori e l’accoglienza ai volontari, per costruire insieme. Nonostante una storia di sofferenza del popolo Acioli che da 18 anni convive con una feroce guerra civile che ha provocato 100.000 vittime, 20.000 bambini rapiti e arruolati nella fila dell’LRA: la Lord Resistence Army.
In questo contesto di forte instabilità socio-politica i lavori del Centro a tratti si sono fermati, accelerati o modificati. Mai sospesi. il filo tra Magenta e Gulu non si è mai interrotto.
Ora accanto ai muri costruiti il CMM vuole realizzare un altro progetto: quello di far sapere cosa succede a pochi chilometri da dove lavoriamo. L’obiettivo è uno solo: informare. Informare su una situazione che non ha ancora trovato lo spazio adeguato sui media. Informare su una situazione che sta facendo soffrire i nostri amici Acioli.
Gli Acioli li abbiamo conosciuti grazie all’amicizia originaria tra il Dr Leone, Don Bruno Pegoraro e Mons. Cipriano. La loro storia è drammatica, e intrigante a/lo stesso tempo.
“Gli Acioli ci hanno accolto, aiutato e con loro c’è “complicità” nel senso che noi riusciamo a stare qui da così tanto tempo ed avere ancora voglia di starci sicuramente perché sentiamo che il progetto che Lui aveva su di noi passa per questa terra e poi perché qui abbiamo trovato gente che ci sta vicino e ci aiuta a capire le situazioni che ci accadono. - ci dice P Paolo Ottolini, rettore del Layibi College e presente nel Nord Uganda da diversi decenni uno dei missionari che noi del CMM abbiamo come riferimento. Gli Acioli sono tranquilli solo se sono al potere ma penso che questo non sia una loro prerogativa. Penso che oggi gli Acioli siano effettivamente emarginati e lo saranno anche domani, se continueranno in questo modo. Gli Acioli sanno che hanno una responsabilità politica e morale nei confronti della loro gente innanzitutto, e poi dell’Uganda intera. lo ritengo che il futuro delle organizzazioni di volontariato internazionale sia quello di lavorare sull’educazione della persona per renderla consapevole della enorme responsabilità che ciascuno ha nel cercare un futuro di pace per i loro figli”.
Degli Acioli Museveni attuale presidente dell’Uganda dice che “L’unico Acioli di cui ci si può fidare è un Acioli morto”. Di Museveni invece si dice che è il Presidente Ugandese che è riuscito a risollevare la situazione economica e sanitaria dell’Uganda; l’unica sua spina nel fianco: il Nord Uganda. Museveni dall’inizio del suo mandato ad oggi non è riuscito (o non ha ancora voluto) sedare la guerriglia.
È partendo dalla vicenda storica degli Acioli, che ciascuno potrà tirare le proprie conclusioni su queste affermazioni.